DIRETTRICI E PAESAGGI DALL'UNITA' AD OGGI
IL BELPAESAGGIO
Università degli Studi di Firenze
Portici del Rettorato - Piazza San Marco, 4
Estratto dal catalogo Italia in movimento
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«La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio», scriveva José Saramago. L’occhio fotografico prova a renderne il respiro, i contrasti. L’obiettivo ritaglia. Brani, frammenti, istanti. La fotografia è istante. Ferma, restituisce visioni soggettive, sguardi che si applicano su porzioni di mondi, su paesagginaturali e urbani – come quelli riproposti qui – testimoni dei cambiamentidegli ultimi decenni di storia del nostro Paese.
A volte si ha l’impressione che quella del Bel Paese sia una favola. Un mito da ripensare. L’Italia ha fondato parte della sua identità e del suo prestigio su quell’incrocio un po’ casuale di bellezza e diversità di paesaggi, da una parte, e di virtù e attività che vi si sono sviluppate, da filari di alberi e campi arati ad architetture e buona tavola. La retorica del Bel Paese si sbriciola davanti agli scempi, alla cecità, all’autolesionismo nella gestione del patrimonio che ci portiamo dietro. Quante case non finite, quante ferrovie che deturpano la linea della costa, quanto cemento? Siamo più che altro eredi di qualcosa, di quella combinazione felice di scenari ed espressioni di gusto. Italians did it better, probabilmente.
Il paesaggio non è solo un orizzonte estetico, ma un patrimonio pubblico. Come sottolinea Salvatore Settis «l’ambiente, il paesaggio, il territorio sono un bene comune sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto-dovere di protezione e di difesa».
Nella sezione contemporanea della mostra tredici fotografi offrono la loro testimonianza. Senza pretesa di esaustività geografica e copertura tematica, si parte dall’estremo Nord, con il campanile che emerge ancora dalle acque del lago artificiale che nel 1950 sommerse il Paese, ricostruito più a monte, di Curon Venosta-Graun im Vinschgau, ritratto da Diego Funaro. Si transita da Genova, dove ogni anno, tra dicembre e gennaio, i giostrai del Nord Italia si radunano nel quartiere della Foce per la fiera di Natale, con l’immagine in bianco e nero di Anna Rattazzi di luna park e palazzi che potrebbero essere ovunque.
Poi, immagini prive di figure umane, ma non dell’intervento dell’uomo sul paesaggio. Romina Marani ritrae uno scorcio di case popolari del quartiere Compagnoni costruito negli anni Cinquanta, che resta un luogo simbolo dell’edilizia popolare di Reggio Emilia sebbene oggi sia quasi interamente demolito. Carlo Camarda ci racconta Pizzo Sella: di giorno la collina della vergogna, di notte u presepi per le sue luci, tragedia e ironia nella sintesi locale del più grave caso di abusivismo di Palermo. Un interno, con figure,è quello di Alessandro Ceccarelli, che a Terranuova Bracciolini ha colto durante il consueto incontro domenicale, un angolo del Gurdwara, luogo di culto e riunione della comunità Sikh ricavato da un ex fondo commerciale del distretto industriale.
Capolavori del nostro patrimonio artistico, sotto plastica, sono quelli da me fotografati a Venezia e in Toscana: il Ponte dei Sospiri, affogato dai pannelli che impacchettano i ponteggi sulle facciate in restauro di Palazzo Ducale e delle Prigioni Nuove, e la Madonna incoronata con Bambino e quattro santi di Andrea della Robbia, in restauro nella Chiesa di Sant’Agata a Radicofani. L’Aquila delle macerie è quella fermata dallo scatto in bianco e nero di Alessandro Barteletti la mattina dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Quella della ricostruzione ancora parziale è racchiusa nell’immagine di Mario Fracasso: le macerie del centro storico e i nuovi moduli abitativi provvisori.
Gianni Galassi getta il suo sguardo su Montalto di Castro, offrendoci una visione dei resti della centrale nucleare e della cementeria, esempio di impianto industriale “pulito”. A proposito di nuove costruzioni, Patrizia Savarese coglie il mare davanti a Fiumicino, con sullo sfondo il nuovo porto turistico e il Vecchio Faro. Un pezzo di paesaggio urbano è la donna alla finestra nel campo nomade di Casilino 900 ritratta da Alessandro Vasari prima che il campo fosse sgomberato. Le pale eoliche che modificano l’orizzonte e segnano la dolcezza del paesaggio dell’appennino calabrese sono di Massimiliano Palumbo. Le foto aeree, da un deltaplano, di Giulio Archinà regalano una prospettiva inusuale e privilegiata: un panorama di un paese abbandonato sulle fiumare e lo spazio dello Stretto di Messina, quello che dovrebbe essere occupato dal ponte. Uno sguardo sul paesaggio del futuro che, speriamo, invece non muterà.
Antonio Politano

